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CULTURE - INCONTRO ESCLUSIVO CON VINCENZO BALSAMO

In compagnia dell' artista per scoprire la sua arte e percepirne il significato.



Un incontro emozionante, un' arte intrisa di vita, vortice di sensi che disorienta e sazia. Questo è il mondo di Vincenzo Balsamo, oggi insieme a noi per un' intervista esclusiva
1)Come possiamo definire la sua arte?
È una bella domanda ma autodefinirsi non è mai simpatico, spetta ai critici o agli addetti ai lavori stabilire queste cose ma se devo darmi una definizione direi: “astratto/concreto”, soprattutto riferita al mio ultimo periodo espressivo. Il quale è il risultato finale di quasi quarant’anni di lavoro e sperimentazione. Se mi è concessa, però, un’analisi più profonda allora dico che cerco di dipingere quello che nella realtà non vediamo ma sappiamo esistere: una poesia o una canzone, una musica o una pagina di un romanzo, un’emozione o un’atmosfera particolare, insomma tutto quello che è legato al nostro sentimento.
2)Da cosa trae ispirazione?
Questa è una domanda che molti mi hanno già posto e non posso che ribadire quanto già in passato ho affermatato a tal proposito: “non è una questione di ispirazione nel puro termine letterario” – “non è una questione di fonte” ma molto più semplicemente un “trasportare” sulla superficie pittorica quanto nasce in me, come emozione data appunto da una musica, una canzone ecc. Questo non significa non avere “padri”,
il pittore, l’artista che rinnega questo mente sapendo di mentire. Noi pittori siamo tutti figli delle esperienze passate, sia che nascano dalla pittura antica (Giotto, Piero della Francesca, Masaccio giusto per citarne alcuni), passando poi dagli impressionisti o da Cézanne piuttosto che da Segantini, per finire alla pittura moderna. Possiamo quindi,a tal proposito, affermare di non aver mai guardato al Cubismo? Direi proprio di no. Le avanguardie storiche hanno tutti dei padri così come l’arte contemporanea nelle sue forme più estreme; questi possono affermare di non aver mai guardato ad un taglio di Fontana o ad un sacco di Burri?
Tutte queste esperienze passate devono però servire per una crescita interiore, nel ricercare una tua strada artistica del tutto personale, certo non è facile ma io ho “lavorato” in quella direzione e alla fine credo di esserci riuscito con le opere che, a partire dal 1987, hanno contraddistinto l’ultimo periodo legato all’astrazione lirica e concreta.
3)Com vive il legame con il territorio?
Ogni posto credo abbia un qualcosa da dare, e tralasciando la vita mondana alla quale non ho mai guardato perché non mi interessava e non mi interessa, ho sempre inglobato in me quelle sensazioni come le luci e i colori che potessero in qualche modo coinvolgermi pittoricamente parlando. I bianchi delle case di Brindisi o i blu del mare, i rossi e certe luci di Roma, le sensazioni uniche che solo una città come Parigi può darti sino ai colori e alle luci particolari che ho scoperto, in Australia, andando a trovare uno dei miei figli. Proprio questa ultima esperienza in terra australiana mi ha dato spunto per realizzare un certo numero di acquerelli su carta che mai prima d’ora avevo realizzato. L’importante è che questo “territorio” mi dia serenità, che poi sia una grande città piuttosto che un piccolo paese ha poca importanza.
4)Si sente un artista compreso??
Se devo essere sincere non mi sono mai posto il problema, ma per un semplice motivo: non mi sono mai considerato così famoso da dover capire se la società mi aveva compreso o meno per quello che la mia arte rappresenti. L’importante è che ogni visitatore, appassionato a meno d’arte, viene a vedere le mie mostre o guarda alle mie opere provi un’emozione, che dia da pensare, che ogni fruitore possa essere libero di vederci quello che vuole indipendentemente dai titoli dei miei quadri.
5)Qual'è stata la sua più grande soddisfaione?
Sicuramente sono state diverse ma andando indietro nel tempo l’esperienza parigina con 2 mostre importanti: la prima al “Découvertes” Port de Versailles e la seconda al “Carrousel du Louvre”. In Giappone al “Nagahama” Museum e l’ultima di Mantova, al Palazzo della Ragione. Lo spazio veramente bello ed ampio mi ha permesso di esporre, per la prima volta contemporaneamente, diverse opere di grandi dimensioni che mai prima avevo mostrato al pubblico. Poi c’è sempre quella che deve ancora arrivare… che spero quanto prima si realizzi.
6)Dove realizza le sue opere?
In oltre cinquant’anni di pittura (mi piace chiamarla così piuttosto che attività), ho spostato la mia residenza in diverse città italiane ma anche straniere e, non essendo mai stato un pittore en plein air, lo studio è sempre stato il mio luogo di lavoro accompagnato dalle mie musiche o dalle mie canzoni, dai miei ricordi piuttosto che dalle mie emozioni.
7)L'essere un artista è qualcosa di innato o nel corso degli anni necesita di essere alimentato?
È indubbio che l’essere un vero artista sia sinonimo di dote, poi bastano poche nozioni per dipingere o suonare ma non possiamo certo vantarci di saper dipingere o suonare bene.
A volte questa tua dote, come avvenne per me, la scopri per caso. Ero solo un ragazzino quando per esigenze famigliari dovetti trovare un lavoro e grazie all’esser entrato a bottega dal maestro Acquaviva di Brindisi, mia città natale, mi permise di scoprire un mondo unico e nello stesso tempo di capire che quello era il mio divenire. Poi le frequentazioni con i maestri della “scuola romana”, l’aver visitato musei in ogni dove, l’aver conosciuto veri mostri sacri della pittura come Cesar, Hartung, Arman, Picasso non sono serviti ad altro che ad alimentare la mia passione e ad aprirmi mentalmente per ricercare la mia strada personale. La mia vera dote rimane sempre la passione, l’amore per la pittura e ancora oggi dipingo anche quindici ore al giorno, sono sempre alla ricerca di un qualcosa di nuovo e questo è il segreto per non adagiarsi su quanto già fatto.

Intervista di Valeria Sulpizii

25-02-2009
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