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FASHION - LA FOTOGRAFIA INCONTRA LA MODA E L' ARTE.

Incontro esclusivo con il fotografo Roberto Gandoli.



Roberto Gandoli arriva alla fotografia dopo aver frequentato l'Istituto italiano di Fotografia al Superstudio 13 di Milano, e corsi di perfezionamento e approfondimento, con noti fotografi di moda italiani e stranieri, tra cui Giovanni Gastel, Norman Steven, Ferdinando Scianna, Gian Marco Chieregato.
I primi passi con intenso lavoro di ricerca, li mouove dal ritratto a colori, per poi passare al bianco e nero alla fotografia pubblicitaria e di moda. Oggi realizza servizi di moda, cataloghi e campagne pubblicitarie fotografiche, ma anche lavori con giovani stylist e con make up artist, collaborazioni che rappresentano la ricerca di una creatività pura. Oggi, in un' intervista esclusiva, visitiamo il suo mondo.
1)Cosa cerchi di cogliere nel soggetto che stai fotografando?
Dipende dal soggetto. Se si tratta di una modella per un servizio di moda
cerco di fare in modo che sia il più possibile a suo agio, in modo che possa
interpretare al massimo lo stile che viene richiesto per lo shooting. In
questo le professioniste sono davvero molto brave e spesso anche se
giovanissime sono sempre una sorpresa. A volte mi capita di dover fare dei
ritratti e allora parto con l'obiettivo di far emergere il più possibile la personalità del soggetto. Non frappongo mai il tecnicismo tra me e le persone. Per poter ottenere la loro spontaneità dono completamente la mia, come se la macchina fotografica non esistesse.
2)Come definisci il tuo stile?
Il mio stile si è creato un po alla volta, senza forzature da parte mia. Mi
sono lasciato trasportare dalla mia sensibilità e dalla mia capacità di
relazionarmi con le persone. E' uno stile curato, sono piuttosto pignolo
nella ricerca e nella creazione dell'immagine, ma il risultato che ne deriva è quello di semplicità e pulizia.
3)Il soggetto o il particolare che ti emoziona e ti rapisce più di tutti
In genere è lo sguardo, la carica comunicativa che ne deriva.
4)Quando lavori, il tuo essere ufficialmente fotografo crea una barriera tra te e il soggetto che hai davanti?
No anzi, come ho detto, cerco proprio di far in modo che il fatto che
io sia il "fotografo" non si percepisca nemmeno.
5)Quanta improvvisazione c'è nelle tue foto?
C'è un giusto mix. Quando lavoro non procedo mai a caso. So esattamente ciò
che intendo ottenere. Però da lì in poi il percorso è libero, senza paletti. Come in tutte le cose ci sono varie strade per arrivare a raggiungere un obiettivo. E quindi ben vengano la creatività e la fantasia. Anche perché non sono da solo, c'è qualcuno dall'altra parte dell'obiettivo.
6)Come definisci la bellezza?
La bellezza non esiste in senso astratto, per me. Una cosa bella è una cosa armonica, che ha il suo perché nella sommatoria di molti aspetti. Invece so cosa non è bellezza secondo me: la volgarità.

Intervista di Valeria Sulpizii

16-02-2009
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